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sabato 28 agosto 2010

Vampe d’agosto

 

Già lo scorso anno il caldo, la poltrona in assenza della sindaca titolare, probabilmente l'età, fecero un brutto scherzo al vicesindaco Ghillani che pubblicò sul giornale locale la notizia che avrebbe inviato vigili in mountain bike in Trebbia a vigilare su scambisti, omosessuali e nudisti.


Quest'anno il Ghillani si rifà vivo cercando di giustificare il gesto cafonesco dell'assenza di amministratori durante la visita di un viceministro in carica con la confusione di ruoli istituzionali.


Si sofferma poi su un'offesa a suo dire grave: essere stato accusato di spocchioneria. Ricordo che spocchia significa superbia, in questo caso superbia politica. Non mi pare che dar del politico presuntuoso a qualcuno sia poi così offensivo.

Ma dove Ghillani da il meglio di sè è quando accusa il sottoscritto (e solo il sottoscritto, ripetendo il cognome Cella per ben quattro volte) di confusione istituzionale e di ignoranza sull'argomento ponte del Trebbia.

Si sente tutta la rabbia repressa per essere stato disturbato nel suo ruolo di amministratore.

Cerca, il Ghillani, di giustificare la decisione di non far nulla con il rischio che un aumento di traffico possa ledere la qualità di vita del paese.

Dimentica, il Ghillani, che l'allacciamento alla nuova tangenziale venne concordato dalla precedente amministrazione di cui Lui non faceva parte.

Dimentica, il Ghillani,che fra i poteri del comune vi è quello di regolamentare il traffico.

Dimentica,il Ghillani, che si deve trattare ora, in fase quasi esecutiva, per non perdere il treno in corsa e ottenere qualcosa che verrà utile forse tra diversi anni.

Dimentica che un più di commercio e un po’ di vita al paese dipende anche dalla gente che passa. Dimentica... dimentica... ntica... ca...


Io però faccio fatica a dimenticare quanto avvenne negli anni tra il ‘75 e l'80 e non vorrei si ripetesse, ne soffrii troppo.


Per i più giovani e meno giovani ecco una piccola storia gossolenghese.


Erano gli anni del compromesso storico (l'alleanza tra DC e PCI) e leggi odiose diedero modo ai Comuni di espropriare terreni per la costruzione di case 'popolari'. Anche a Gossolengo, l'allora sindaco Samuelli (quello che ora stanno per beatificare laicamente con l'intitolazione di una strada) decise che era ora di punire i biechi proprietari terrieri. Non tutti, ma solo i Cella. Non gli altri dimoranti sul territorio comunale. Mio padre si oppose per  vie legali. Andammo davanti al TAR prima a Bologna, che ci diede ragione, poi a Parma dove il clima politico ormai imperante permise al Comune di iniziare la costruzione delle case che vennero poi assegnate  a non abbienti come l'on. C., l'arch.D e l’altro arch.C. ed altri, molti altri.

Mio padre, Uomo tutto d'un pezzo tornato dalla prigionia prima in Germania e poi in Russia, non ammetteva la possibilità di trattative, si fidava solo della giustizia che, in verità, gli diede poi ragione quando al Consiglio di Stato vennero stabilite giuste indennità di esproprio, ma ormai era tardi.

Contro di lui venne orchestrata una campagna intimidatoria da parte degli amministratori dell’epoca, non potendo far altro, fino al giorno in cui comparvero sui muri del paese manifesti, di cui ho ancora la foto, che invitavano con liguaggio tipico degli anni di piombo ad 'isolare i reazionari che si oppongono al progresso del paese'.

Ebbe il coraggio di denunciarli e il giudice Milana dovette condannare il Samuelli, per diffamazione, ad un'ammenda che mio padre fece versare all'asilo parrocchiale.

 
 

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